In tale contesto si inserisce la committenza fatta a Mario Prayer nel 1949 da Antonio Perrino, Presidente della Provincia di Brindisi dal 1948 al 1961, per un monumentale dipinto dell’Allegoria della Provincia.
Si tratta di una tecnica mista di olio e tempera in cui l’artista celebra la rinascita della città e della provincia dopo la catastrofe del secondo conflitto mondiale.
Al centro del dipinto si erge monumentale l’Allegoria della Provincia, rappresentata da una figura femminile coronata, avvolta da un sontuoso mantello rosso. La donna strige nella mano destra lo scettro e con il braccio regge lo stemma della Provincia di Brindisi, mentre con l’altro braccio sostiene un libro poggiato sul grembo in cui si legge chiaramente BRINDISIUM. La Provinicia, assisa in trono, ha alle spalle una quercia, tradizionale simbolo di forza, laboriosità e memoria, tra le cui fronde si stagliano gli stemmi dei venti comuni brindisini. Il fusto, collocandosi esattamente al centro del dipinto, funge da asse di simmetria dividendo il dipinto in due parti distinte, accomunate solo dalla presenza del mare, reale fortuna di una città, nota soprattutto per le sue fiorenti attività mercantili. Il mare è calmo e sereno a sinistra mentre è agitato a destra, alludendo chiaramente ai tumulti del conflitto appena passato, rievocato anche dalle navi militari che attraversano il porto della città. Sullo sfondo è possibile riconoscere inoltre gli elementi architettonici più rappresentativi di Brindisi: da destra verso sinistra, il Monumento fascista al Marinaio d’Italia, la colonna terminale della via Appia e il Castello Alfonsino.
Proseguendo l’analisi iconografica del dipinto ripartiamo da sinistra dove incontriamo una tessitrice, chiaro riferimento all’attività di tessitura, praticata soprattutto nella città di Carovigno. Più in là si scorge l’immancabile figura allegorica dell’ Agricoltura, seminuda, ricoperta di uva e pampini e coronata da una trozzella, tipico recipiente messapico. Ai piedi della Provincia vi è a sinistra Mercurio, dio dei commerci, identificato dal caduceo, e a destra Nettuno, dio del mare, con il tridente nella mano sinistra e la cornucopia nella destra. Alla spalle di Nettuno si scorge la figura di un pescatore che tira una rete, ricordando il ruolo della pesca, da sempre una delle principali fonti economiche del capoluogo. Il dipinto è concluso da due carpentieri impegnati nella costruzione di una nave, alludendo palesemente alla fiorente imprenditoria navale brindisina.
A tal punto appare doveroso ripercorrere brevemente le tappe fondamentali della biografia del pittore.
Nato a Torino nel 1887, dopo aver studiato a Venezia, Prayer giunge in Puglia nel 1919. Qui si svolge gran parte della sua vita e della sua carriera, rimanendo sempre un isolato all’interno dell’Italia novecentesca. Nel 1924, a tre anni dalla prima committenza ufficiale, il ciclo pittorico della Sala Consiliare di Toritto, Prayer ottiene l’incarico di affrescare l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Bari. Il pittore raggiunge nel soffitto un risultato magniloquente, da taluni definito – in maniera piuttosto azzardata – la Cappella Sistina della modernità. Qui Prayer segue fin dall’inizio un preciso programma ideologico innestando l’esaltazione della Regione, rappresentata dalle figure allegoriche delle principali città pugliesi, sulla celebrazione della cultura universitaria, espressa dalle figure allegoriche delle varie discipline. Cinque anni più tardi, dopo il ciclo pittorico del 1927 nella scuola per l’infanzia Manzoni-Buonvino di Bari, in cui moltissime sono le rappresentazioni legate alla retorica del regime, Preyer decora la Sala Consiliare di Bari. Il ciclo fu frettolosamente concluso nel 1930 per celebrare l’arrivo a Bari del Duce. Committente fu l’allora sindaco Crollalanza, autorevole esponente del regime e futuro Ministro dei Lavori Pubblici. Il ciclo è ricco di immagini allegoriche delle attività (pesca, commercio, architettura, agricoltura, ecc.). Aspetto particolare è che tutte le allegorie hanno il volto di Crollalanza, divenendo un preoccupante – ma allora dovuto – omaggio al gerarca fascista.
A partire dalla fine degli anni Trenta estende la sua attività in altri centri pugliesi tra cui Brindisi, Gioia del Colle, Gravina, Foggia, Galatone, Parabita e lucani come Genzano di Lucania e Potenza. Contestualmente avvia lavori a Roma dove muore nel 1959 all’età di 72 anni.
Prayer, come dimostrato anche dalla tela brindisina, si è sempre servito di allegorie e simboli per i suoi programmi celebrativi, preferendo sempre alla pittura da cavalletto un’arte monumentale di tipo muralista.
Due fondamentalmente sono le ragioni che hanno portato ad escludere Prayer dagli studi storico artistici. La prima è di tipo ideologico: la sua pittura è apparsa eccessivamente pervasa dal mito della romanità e dal classicismo visionario fascista, venendo così colpito da una sorta di damnatio memoriae; la seconda è di tipo simbolico: quella di Prayer è una pittura di tipo figurativo, contraria alla tendenza pittorica dell’epoca, orientata verso le avanguardie e le ricerche informali.
Gli studi attualmente stanno colmando questa mancanza. I lavori di Prayer in Puglia sono tanti e complessi.
Si spera un giorno di poterli ammirare riuniti in una monografia in grado di restituire al patrimonio artistico regionale dei beni per troppo tempo lasciati nell’assoluto anonimato.

Carmelo Cipriani